Il 5 giugno all’Arena di Verona Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ne presenterà la candidatura. La canzone napoletana classica è stata candidata ufficialmente a patrimonio immateriale dell’umanità in una grande serata trasmessa sulla rete ammiraglia della RAI davanti a 100 delegati Unesco provenienti da Parigi. Nell’ambito dello spettacolo è stata dedicata una piccola parte …
LA CANZONE NAPOLETANA CLASSICA PATRIMONIO DELL’UNESCO

Il 5 giugno all’Arena di Verona
Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ne presenterà la candidatura.
La canzone napoletana classica è stata candidata ufficialmente a patrimonio immateriale dell’umanità in una grande serata trasmessa sulla rete ammiraglia della RAI davanti a 100 delegati Unesco provenienti da Parigi. Nell’ambito dello spettacolo è stata dedicata una piccola parte del programma alla canzone napoletana, sicuramente insufficiente ad illustrare il valore intenso della stessa che non può lasciare indifferente nessuno nel mondo. Il giornalista, scrittore e commediografo, Vittorio Paliotti, ritenuto il maggior studioso dell’argomento, nel suo libro “Storia della canzone napoletana”, ne racconta il percorso. Nata come usanza dei napoletani di “canzonare” i potenti, con versi popolari musicati, cominciò a prendere forma e sostanza con i canti delle lavandaie del Vomero e in seguito con le cd “villanelle napoletane”, risalenti al 1500, nenie a una o più voci accompagnate da strumenti quali liuti, cembali o tamburi. La più celebre fu “Villanella ch’all’acqua vai”: la tipologia delle villanelle napoletane si diffuse in tutta Europa. Nel 1600, con “Michelemmà” nasce un ritmo più vivace che prelude alla tarantella. Nel 1700 “O’ guarracino” ne definisce la cadenza: un’antologia del mondo ittico che ha messo alla prova diversi studiosi per l’identificazione delle numerose specie di pesci citati! D’altronde Napoli, ai primi dell’800 era considerata la capitale della musica non solo colta, grazie al Teatro San Carlo e ai Conservatori presenti in città, ma anche popolare. Con “Funiculì funiculà”, nata nel 1880 per incentivare la popolazione, inizialmente restia per timore, all’utilizzo della funicolare che saliva sul Vesuvio, la canzone napoletana acquisì notorietà in tutto il mondo. In questo periodo, sulla scia della suddetta candidatura, stanno proliferando manifestazioni di artisti, di varia origine e natura, che riprendono alcuni brani classici. Il coro di cui faccio parte “Le voci di Massabielle” presieduto e diretto dalla maestra Ninì Spinelli, che ha cantato al teatro San Carlo e in tournee all’estero, già da tempo sta recuperando e provando numerosi pezzi antichi, alcuni sconosciuti ai più, ma di un’armonia e bellezza che a me per prima ha quasi commosso. Brani come “Me voglio fa na casa” allegro e fantasmagorico, oppure “La luna nova” romantico e cantilenante mi hanno aperto un mondo che non conoscevo e che approfondirò con immenso piacere. Tra l’altro sappiamo bene che in Cina, in Russia, negli Stati Uniti, uno spettacolo sempre apprezzato dai turisti di qualsiasi nazionalità è quello della canzone napoletana, che siano le tarantelle o la melodica tradizionale. Al nostro Renzo Arbore, napoletano di studi e di affezione, sarà affidato il dossier per la presentazione.








