Un racconto che ipotizza un futuro che restituisca dignità e valore alla terza età che la società contemporanea ha finito per dimenticare; dove un nuovo pensiero riconosca l’importanza di investire sulle strutture per gli anziani, sempre più numerosi e attualmente, sempre più abbandonati.
UTOPIA

Bologna 2050 – RSA “La rinascita”
Come ogni settimana Luisa Rossetti, direttrice dell’Istituto La Rinascita, predispone l’incontro con gli ospiti della residenza dove, all’ordine del giorno, sono segnati gli argomenti dettati di volta in volta dalle loro stesse esigenze. C’è un vice direttore, eletto con votazione segreta, tra i pazienti che si candidano a rotazione ogni sei mesi, che ricopre quel ruolo e collabora con il Responsabile della struttura, raccogliendo proposte e lamentele da portare in riunione.
Oggi, però, c’è prima un colloquio con una famiglia che vuole informazioni per un eventuale ricovero di un parente. Si tratta di due coniugi che – a seguito di una serie di problematiche– non sono più in grado di portare avanti la convivenza con la mamma di lei, Ginevra ottantotto anni – ancora peraltro autonoma.
“Direttrice – parla la moglie – la mia mamma non può più rimanere da sola e noi stiamo fuori per lavoro tutto il giorno; la nostra casa non consente di ospitare una badante che lei, comunque, rifiuterebbe. Sono addolorata di ricorrere a questa scelta: allontanarla da casa e da noi che siamo la sua famiglia, ma non posso davvero fare altrimenti. Le ho prospettato questa alternativa e lei si è chiusa in se stessa, riducendo al minimo indispensabile la conversazione. Siamo venuti quindi in avanscoperta a vedere se l’Istituto potrebbe essere una soluzione.”
La Dr.ssa Rossetti si accorge che sono molto tesi e, probabilmente, assaliti dai soliti sensi di colpa, abituata com’è dall’esperienza ad affrontare quel tipo di situazioni. Inizia così, mettendo a proprio agio i suoi interlocutori, a descrivere l’organizzazione della struttura.
“La nostra Residenza accoglie trenta ospiti, in genere dai settanta anni in su, con patologie non gravi; il personale dipendente è affiancato periodicamente dai nipoti degli stessi pazienti o in assenza dai figli e, in caso di persone sole, da volontari che abbiano fatto apposita formazione. In pratica ogni utente deve avere il suo tutor affettivo. Abbiamo diversi settori di attività dove operano gli ospiti in base alle attitudini personali: c’è chi si occupa del giardino, chi della cucina, chi dell’organizzazione del tempo libero, chi organizza gli eventi, chi dell’uso del computer finalizzato ai servizi amministrativi; oltre una serie di laboratori di bricolage, pittura, lavorazione della ceramica ecc..Ovviamente si stabiliscono anche dei turni al fine di dare spazio a tutti per la più ampia partecipazione possibile. Cerchiamo di stimolare il senso di appartenenza alla squadra e alla casa, sottolineando la preziosa collaborazione di ogni singolo ospite, senza mai sostituirsi ai legami familiari che tendiamo – fin dove possibile – a mantenere saldi. La figura del nipote, del figlio o del volontario è fondamentale per non creare fratture con il mondo esterno e comunque con tutto ciò che rappresenta il proprio vissuto.”
“Ma è fantastico! – interviene il genero di Ginevra, visibilmente sollevato – una presentazione che fa pensare ad un’oasi della terza età.
“Ma non abbiamo nipoti che potrebbero assistere la mia mamma, né noi il tempo per poterlo fare in prima persona.” – ribatte la moglie.
“Questo sarebbe un ostacolo che dovremmo assolutamente superare; i volontari subentrano solo nel caso di persone sole al mondo, ma non è certo il caso vostro. Dovreste sacrificare quindi parte delle vostre occupazioni per garantire una presenza periodica e non solo nei giorni di visita una volta ogni tanto” – sottolinea con decisione la Direttrice, continuando:
“ A che cosa si è dedicata la mamma nella sua vita? Cosa le piace fare? A quale interesse ha rinunciato che potrebbe recuperare qui da noi con rinnovato entusiasmo?”
“Ma non saprei…” rispondono i coniugi quasi all’unisono. “Passa il tempo davanti alla televisione e a sfogliare riviste, con sempre più difficoltà per il graduale aggravarsi della vista, addormentandosi sempre più frequentemente.”
“Probabilmente perché passa molte ore in solitudine; venite a trovarmi insieme alla signora Ginevra: sono sicura che, conoscendo questa realtà, sarà lei stessa ad esprimere i propri desideri, magari sepolti da tanto tempo in qualche angolo della sua mente e del suo cuore. Intanto – se volete – potete assistere alla nostra riunione settimanale per entrare un po’ più nel vivo della nostra organizzazione”
I due coniugi, intimoriti ed incuriositi allo stesso tempo, decidono così di seguire il consiglio della Direttrice e assistono in un angolo all’ incontro dove gli ospiti della struttura diventano protagonisti.
“Vincenzo – si rivolge la D.ssa Rossetti al vice Direttore di turno – cosa c’è oggi all’ordine del giorno?”
“Luisa – la confidenza è d’obbligo e spontanea – quasi all’unanimità hanno espresso il desiderio di organizzare una volta al mese sia un evento danzante, ovviamente fermo restando le feste già previste per i compleanni, che una gara di cucina; certo sarebbe perfetto se potessimo invitare un maestro di ballo e uno chef professionista!”
“Si, infatti…” si leva un coro di voci, seguito da sorrisi e accennati applausi dalla platea.
“Inoltre –continua Vincenzo – per la proiezione dei film settimanali, vogliono votare e proiettare quello scelto dalla maggioranza. C’è stata anche qualche discussione sui turni nei diversi laboratori: dovremmo istituire un registro per far si che non siano sempre occupati dalle stesse persone.”
“Qualche altra mozione?”
“Beh, io vorrei aggiungere – si alza uno tra i più anziani in fondo alla sala – che alcuni di noi hanno manifestato il desiderio di recitare oppure di formare un coro…”
“Mi sembrano tutte proposte interessanti, non so però se riusciremo ad avere chef, maestri di ballo, registi o maestri d’orchestra; vediamo quello che si può fare. Comunque complimenti per la voglia di fare che dimostrate!”
I due coniugi, visibilmente sorpresi, sono convinti di aver assistito a qualcosa fuori dal comune; la direttrice, dopo una visita approfondita della Casa, nel congedarli ribadisce:
“Da tempo abbiamo restituito agli anziani una dignità che avevano perso nella società contemporanea, riconosciuto loro nuovamente quella saggezza che in precedenza era salvaguardata come valore. Lo sviluppo socio culturale di questi ultimi trenta anni ha messo in luce le potenzialità di chi raggiunge la cosiddetta terza età, trasformandole in vere e proprie risorse”.
“Probabilmente, non avendo finora affrontato questo tipo di problemi siamo rimasti ancorati ad un vecchio pregiudizio nei confronti di residenze come la vostra, un tempo molto bistrattate…Accompagneremo al più presto la mia mamma per farle conoscere questa realtà straordinaria.”
Bologna 2055 – La Rinascita
Ginevra se n’è andata, ha compiuto novantatre anni e ha lasciato una lettera alla figlia:
“Mia cara, ho trascorso gli ultimi cinque anni della mia vita con una ritrovata serenità e voglia di vivere. Alla Rinascita ho fatto nuovi amici che mi hanno fatto sentire importante e ho ripreso a scrivere, nonostante la mia vista precaria. Ho scritto anche un racconto che ti lascio: troverai tante mie sensazioni che forse non sempre sono riuscita a riportarti, anche se il nostro rapporto è così migliorato negli ultimi tempi. So che hai sacrificato il tuo lavoro per trascorrere più tempo con me; abbiamo ritrovato un’empatia che si era man mano affievolita quando vivevo ancora a casa. Questo posto ha rappresentato una nuova opportunità per esprimersi quando la vita sembrava aver chiuso ormai tutte le porte. Ora che sto per lasciarti, ti voglio ringraziare per aver scelto di portarmi qui: so che ti è costato… ti sentivi una figlia ingrata. Il nome di questa struttura rispecchia ciò che effettivamente offre: una rinascita! E così dovrebbe essere per tutti coloro che attraversano questa età difficile, quando non si possono fare più progetti, quando si vive solo di ricordi e anche di rimpianti, quando ci si illude che la vita possa restituire in qualche misura tutto ciò che hai dato e fatto per gli altri. Non aver paura di invecchiare, figlia mia!”







