FOLLIA OMICIDA – UN ASSURDO ASSASSINIO DI GRUPPO

La porta del bagno cigolò, come sempre.Sako l’accostò, cercando di accompagnarla lentamente, per non far rumore.Mentre prendeva un panino e la borraccia con l’acqua, infilandoli velocemente nella borsa frigo, pensò che prima poi quella porta avrebbe dovuto sistemarla.Guardò con amore i suoi figli che dormivano profondamente, si vestì silenziosamente e si avviò verso l’uscio di …

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La porta del bagno cigolò, come sempre.
Sako l’accostò, cercando di accompagnarla lentamente, per non far rumore.
Mentre prendeva un panino e la borraccia con l’acqua, infilandoli velocemente nella borsa frigo, pensò che prima poi quella porta avrebbe dovuto sistemarla.
Guardò con amore i suoi figli che dormivano profondamente, si vestì silenziosamente e si avviò verso l’uscio di casa. Ricordò la sera precedente, quando a cena i due bambini lo avevano pregato di portarli al parco giochi, perché avrebbero voluto provarli tutti.
Sako gli aveva promesso solennemente che, fosse cascato il mondo, li avrebbe sicuramente condotti li.
Amira, sua moglie, rigirandosi nel letto, lo salutò, augurandogli buon lavoro.
Dal Mali erano arrivati a Taranto da qualche anno, dopo un lungo peregrinare per lo stivale, poi si erano fermati in quella città accogliente, nel sud dell’Italia.
Sako era un gran lavoratore, di lavori ne aveva fatti tanti, tutti umili come la sua provenienza, ora lavorava come bracciante nelle campagne di Taranto, un lavoro duro, all’aperto, sopportando il freddo dell’inverno e il gran caldo delle estati pugliesi.
Ma Sako, per amore della sua famiglia, e per darle un futuro migliore, avrebbe affrontato tutto e superato problemi di gran lunga superiori.
Appena uscito di casa Sako stava per inforcare la bici, l’unico mezzo di trasporto della famiglia, ma la luce proveniente dal Mar piccolo lo rapì, era l’alba.
La vedeva oramai tutti i giorni, ma quella mattina aveva una tono particolare, una sensazione di primavera che annunciava una giornata radiosa. I colori rosa e celeste si mischiavano alle nuvole rade dando vita ad un quadro naturale, dipinto dal pittore più famoso del mondo, Dio.
Si, quel Dio che, comunque si chiamasse, aveva creato la terra, con le sue meraviglie.
Però la vita sulla terra era dura per tanti come lui, che se la dovevano guadagnare con sacrifici e lavoro duro.
Si alzò il bavero del giaccone, montò in sella e, pedalando energicamente, si avviò verso i campi.
 
Nicola e Silverio, ancora fatti di crack, dopo una notte trascorsa tra corse sugli scooter e risse, attendevano l’apertura del bar per fare colazione. Li avevano raggiunti altri tre balordi come loro, Tommaso, Antonio e Valeria, che avevano vagato per tutta la notte bevendo superalcoolici e divertendosi con piccoli furti nelle auto in sosta per strada. Erano tutti minorenni di 15 o 16 anni, ad eccezione di Tommaso che di anni ne aveva venti. Provenienti da famiglie disagiate e complesse avevano da tempo abbandonato la scuola e vivevano, in branco, di espedienti.
Oggi la giornata, dopo una notte così poco movimentata, appariva noiosa, serviva qualcosa per ravvivarla.
 
La flebile luce del faretto della bici di Sako fa l’occhiolino, mentre svolta dalla strada laterale.
È il segnale, come un branco inferocito i cinque ragazzi si scagliano contro la bici strattonando Sako. Cade, e cominciano a picchiarlo. Sako è incredulo, urla qualcosa, ma in risposta gli arriva un primo fendente al fianco. Si alza, corre, cerca riparo nel bar, che ha appena aperto. Lo inseguono, lo afferrano e lo trascinano per strada, arrivano altri colpi, sempre più violenti.
Il sangue comincia a scorrere copioso. Sako è disperato, chiede il perché di tanta ferocia immotivata, ma il branco colpisce ancora una, due, tre volte. La ragazza che li accompagna li osserva divertita, come se stesse guardando un film. Prima del colpo mortale Sako cerca di proteggersi il viso con le mani e, mentre la sua vita lo abbandona, l’ultimo pensiero è per Amira e i due bambini, che non rivedrà mai più.
Sako sta esalando l’ultimo respiro, il branco corre via, ridendo, divertito, orgoglioso del delitto compiuto così, senza un motivo, solo per divertimento. Fortunatamente una telecamera li ha ripresi, in modo chiaro.
Da lontano si sente, sempre più vicino, il suono delle sirene delle volanti della polizia, che qualcuno ha avvertito.
E mentre un altro giorno avanza rapidamente, l’essere umano retrocede velocemente.

Ciro Vecchiarini

Ciro Vecchiarini

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