Aumento esponenziale dei centenari nelle blue zones e non solo
Italia, Giappone, Grecia, California e Costa Rica

FINE VITA? FORSE MAI…
Colgo l’occasione di affrontare questo argomento prendendo spunto dalla “favola” magistralmente raccontata in UTOPIA dalla cara Laura in questo stesso blog. Non conosco la realtà dei paesi esteri, ma in Italia, almeno per quanto appreso da esperienze personali e di amici e parenti, questi grandi anziani, guai a chiamarli vecchi che si offendono!, sono affidati prevalentemente alle cure parentali. La cd “generazione silenziosa”, i nati dal 1928 al 1945, ha sviluppato una capacità di resistenza agli eventi, alle calamità, alle malattie, difficilmente replicabile, a mio avviso, nelle generazioni successive. Hanno vissuto la guerra, troppo piccoli per parteciparvi, ma, almeno la fascia 1928-1935, abbastanza consapevoli per soffrirne le difficoltà. Questo, ritengo, ha contribuito a fortificarli sia nel fisico che nel carattere. Di fatto è la generazione che ha ricostruito tutto, ha dato vita al boom economico, ha generato il più alto numero di figli (i baby boomers, noi praticamente!) e ha dominato, e domina in parte tuttora, la vita sociale, economica e politica di tutto il dopoguerra fino ai giorni nostri. Orbene, questa generazione indistruttibile costituisce, al momento, un problema che graverà sempre più pesantemente su quella generazione successiva, noi boomers appunto, che, chi più chi meno, con affetto e dedizione e riconoscenza, se ne occupa. Dai dati in mio possesso, la stragrande maggioranza delle strutture adibite al ricovero e cura degli anziani è assolutamente insufficiente alla richiesta, in primis, e, in secondo luogo, inadeguata al benessere di questi anziani. Per mera curiosità ne ho visitato uno: la maggioranza era parcheggiata davanti alla televisione su sedie a rotelle, più o meno sonnolenti, poco reattivi, forse, a pensare male è peccato, ma sovente ci si coglie, sedati. A questo punto con quale cuore ci parcheggi, è l’unico termine che mi viene in mente, un genitore?! Che casomai ha avuto una vita brillante sia socialmente che professionalmente?! E che, pur essendo amorevolmente accudito, si annoia? Pertanto te ne occupi tu, pensionato, con disponibilità di tempo, che dedicheresti ad attività con cui loro, a suo tempo, si sono divertiti, e alle quali, giocoforza, rinunzi. Questo è il motivo per cui il racconto di Laura, e ritorno allo spunto di questa mia riflessione, mi ha aperto un mondo. E’ pensabile che in un futuro, si spera non troppo remoto, noi boomers potremo avere a disposizione strutture in cui poter vivere, non dico allegramente, ma serenamente, tenendo acceso il cervello quando funziona e in compagnia di simili, con uguali esigenze e aspirazioni? Senza gravare sui figli privandoli del meritato riposo e svago post pensione? Mi piacerebbe se questo spunto di riflessione portasse anche qualche segnalazione di realtà, se esistono, di aggregazione del genere di quella “sognata” nel racconto di Laura.






